Buon Compleanno 194

21 maggio 2023

di Anna Simoni

Il 22 maggio prossimo la legge 194 compirà 45 anni dalla sua promulgazione.

Era il 22 maggio 1978. Per chi è nato nel 2000, può sembrare la preistoria ma se volgiamo lo sguardo e tendiamo l’orecchio ad ascoltare possiamo ancora sentire le storie di donne che prima della attuazione della 194 erano costrette ad abortire clandestinamente, mettendo in pericolo la propria vita.

La storia della 194 parte da lontano. È il 1971 quando la Corte Costituzionale dichiara illegittimo l’articolo 553 del Codice penale, che riconosceva la propaganda dei contraccettivi come reato. Lo stesso anno vengono presentati due progetti di legge per l’interruzione di gravidanza, uno alla Camera da un esponente Socialista. Nessuno dei due viene mai discusso. Bisognerà aspettare tre anni, il Socialista Loris Fortuna (il primo firmatario di una proposta di legge per la legalizzazione del divorzio) presenta un nuovo progetto di legge, appoggiato dai Radicali e dal Movimento di Liberazione della Donna. Il 18 febbraio del 1975, la Corte Costituzionale dichiara parzialmente illegittimo l’art. 546 del Codice penale (Aborto di donna consenziente): veniva riconosciuta la legittimità dell'aborto terapeutico. Il 29 aprile del 1975 il Parlamento approva la legge 405 per l'istituzione dei consultori familiari, che tra gli obiettivi hanno la divulgazione dei contraccettivi. Il 22 maggio 1978 il progetto di legge proposto dai partiti di sinistra, liberal-capitalisti e radicale viene approvata. Dopo due anni, il 17 maggio 1981, ci pensa il Movimento per la vita di matrice cattolica a proporre la sua abolizione tramite referendum abrogativo. Accese le polemiche scaturite dall’iniziativa. L’Italia stessa si spacca in due. Ma alla fine il 68% degli italiani si dice contrario all’abrogazione.
⁠Prima di allora le donne erano costrette a praticare l’aborto clandestinamente. Tantissime le morti per infezione provocate da “interventi” improvvisati. E ovviamente il discrimine erano il ceto sociale di appartenenza e la disponibilità economica, chi aveva la possibilità si concedeva il “lusso” di rivolgersi ai cosiddetti “cucchiai d’oro”, chi ne era privo, alle “mammane”.
⁠C’è chi la maternità per motivi sociali, economici, psichiatrici, sanitari non può permettersela. La legge sull’aborto consente appunto questa libertà di scelta, una libertà oggi ostaggio degli obiettori di coscienza, disseminati ovunque. Basti pensare che in Molise c’è il più alto tasso di obiettori di coscienza d’Italia. Ma nel Lazio non va di certo meglio, purtroppo, i numeri raccolti dal Coordinamento delle Assemblee delle donne dei Consultori mostrano un quadro allarmante. Il 58% dei ginecologi censiti è obiettore, di questi il 19% lavora in consultorio, mentre il 41% di chi svolge altre professioni, come anestesisti e infermieri è obiettore.

Immagine - Buon Compleanno 194

Va ricordato che durante la lunga battaglia per la legge sull’aborto sicuro, il segretario del partito Radicale venne arrestato, la polizia caricava i cortei, il segretario DC chiedeva atti di censura su stampa e cinema. L’Italia era ostaggio di beceri bigotti benpensanti.
⁠Alla fine, con i referendum sulle leggi per il divorzio (1974) e l’aborto (1981) vinse l’Italia democratica, dove i diritti delle donne cominciavano un cammino importante che ancora non è terminato. Ma se il divorzio è ritenuto un diritto “giusto” l’aborto trova una forte resistenza in molte zone d’Italia.
⁠Il diritto ad avere un aborto sicuro deve andare avanti nelle piazza e in Parlamento, ma soprattutto nelle coscienze di un paese laico e moderno.

Nell’era “meloniana”, era dell’estremismo dell'ambiguità, il Presidente del Consiglio, intervistata a “Mezz’ora in più’” preferisce negare la questione, per lei e per il suo governo non c’è nessun problema anche se l’associazione “Luca Coscioni” ha evidenziato come alla fine del 2021 ci fossero in Italia ventidue tra ospedali e consultori con il 100 per cento degli obiettori e 72 ospedali dove la percentuale di chi non pratica aborti è tra l’80 e il 100 per cento.
⁠Proliferano con il beneplacito della politica i gruppi “Pro-Vita e Famiglia”, l’organizzazione dietro gli enormi manifesti contro l’aborto che appaiono a ridosso dell’ anniversario della 194. Un enorme carrozzone contenente tutto ciò che c’è di grottesco di questa nuova destra che regala un clima da “Racconto dell’ Ancella”.

“Kant ci ha insegnato che l'uomo va trattato sempre come un fine e mai come un mezzo. Obbligare le donne alla generazione ogni volta che sono, rimangono incinte, significa trattare il corpo delle donne come mezzo di riproduzione, ma trattare il corpo della donna come mezzo di riproduzione confligge appunto con l'indicazione di Kant, che poi non è solo quella di Kant ma anche l'indicazione cristiana, che l'uomo va trattato come un fine e non come un mezzo, che l'uomo è persona e non strumento di generazione”. [Umberto Galimberti]

Riferimenti bibliografici
⁠https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/legge-aborto-194-1978-anniversario-interruzione-volontaria-gravidanza-755e93f6-0e0f-41ee-93f9-fbe425f5cdb2.html
https://www.associazionelucacoscioni.it/cosa-facciamo/aborto-e-contraccezione/legge-194-mai-dati