Il sistema carcerario italiano

01 maggio 2023

di Anna Simoni

“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione”

Questa è una delle più famose affermazioni di Voltaire, il padre dell’Illuminismo.

Già nel secolo dei lumi, infatti, ci si ponevano gli stessi interrogativi di oggi sulle condizioni delle prigioni e sulla necessità che la pena non consistesse in un trattamento contrario al senso di umanità.
⁠Cesare Beccaria, nel suo saggio “Dei delitti e delle pene”, pubblicato nel 1764, teorizzò per la prima volta una pena come mezzo di prevenzione per la sicurezza sociale e non più come punizione espiatoria, cioè non come vendetta nei confronti del reo ma come strumento per garantire la convivenza sociale.
⁠Il carcere nell’età moderna sembra rivestire un ruolo di “aspiratore sociale” infatti scopo essenziale dell'istituzione carceraria è quello di togliere dalla circolazione le persone inutili, di ripulire le strade dai nuovi poveri e dagli scarti della società di mercato. Il carcere nasce più come sanzione, come pulizia della società dai suoi scarti: poveri, vagabondi, mendicanti, irregolari di ogni genere, da offrire in sacrificio all'ordine sociale.
⁠Nella Costituzione Italiana, il diritto alla salute è sancito dall’ articolo 32, il quale riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo e come interesse della collettività. Il rispetto della persona detenuta è riconosciuto nell’articolo 27 che recita:

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“La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
⁠Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
⁠Non è ammessa la pena di morte.”

Questo articolo evidenzia la valenza rieducativa della pena, poiché garantisce un trattamento umano e dignitoso. La detenzione non deve essere una forma punitiva di vendetta sociale ma mirare al recupero dell’individuo al fine del reinserimento sociale.
⁠L’ultimo comma aggiunge che non è tollerata la pena di morte, eliminata anche dai codici militari nel 1994.
⁠Nel 1995 con la legge 354 viene introdotto il nuovo Ordinamento Penitenziario che raccoglie in sé i principi espressi nella nostra Costituzione riguardo il senso di umanità del trattamento e il rispetto della dignità della persona e fa propri gli assunti legati alla finalità riabilitativa della pena. La parola “cella” nel nuovo orientamento non è mai pronunciata, invece si parla di “locali di soggiorno e di pernottamento”, per specificare che le attività e la vita della persona detenuta debbano svolgersi in massima parte al di fuori della cella, elemento di fatto disatteso nella maggior parte degli istituti di custodia italiani ancora al giorno d’oggi.
⁠Solo con il D.Ivo 230/99 riguardante le norme relative al "Riordino della medicina penitenziaria"; i due sistemi (Sanità e Giustizia) hanno iniziato ad interfacciarsi in nome di un obiettivo comune: garantire il diritto alla salute alle persone detenute. Nonostante sia passato quasi un quarto di secolo dal decreto la situazione è ancora frammentaria.

Si ritiene, purtroppo, che le leggi siano rimaste pura utopia. Non essendo in pieno state messe in pratica.
⁠Una parte della politica vorrebbe utilizzare i soldi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per la creazione di nuovi istituti carcerari ,una società civile non può trovarsi d'accordo con chi ritiene di poter affrontare il problema del sovraffollamento carcerario costruendo nuove carceri; piuttosto vanno migliorate le condizioni delle strutture già esistenti per rendere l’istituzione carceraria non come semplice strumento di segregazione di individui ritenuti più o meno socialmente pericolosi né come contenitore sociale, ma come luogo di rieducazione.

Si consiglia la visione di “Cesare deve morire” film di Paolo e Vittorio Taviani, nella sua potenza didascalica la battuta finale recitata dall’attore detenuto Cosimo Rega“ Da quando ho conosciuto l’ arte questa cella è una prigione” racchiude non tanto il senso del film, quanto il suo dissenso.
⁠“Cesare deve morire” è interamente inserito nel contesto del carcere, non prova a liberarli neanche idealmente. Il film non esce mai dal carcere, in senso reale e metaforico.

“Cesare deve morire si muove tra le linee d’ombra delle sbarre, rivelando la natura atavica di architetture del potere che innalzano i muri, allungano corridoi nel buio delle coscienze, serrano nelle celle la solitudine delle scelte operate nel bene e nel male dagli individui di oggi come da quelli di ieri”.[ Massimo Causo]

Riferimenti bibliografici

Curti S.(2021) Criminologia e sociologia della devianza

Esposito M. Il doppio fardello