CECCANO, capitale della cultura (o periferia del futuro)

11 luglio 2023

di Filippo Cannizzo

“Nessun popolo, nessuna città, può vivere fuori dalla bellezza. Può al massimo sopravvivere per qualche tempo.” [1]

Un gruppo di persone, dalle età più diverse, camminando per un percorso che si inerpica fino a un’ampia piazza nel centro storico della città, giungono davanti a una enorme porta di legno con un chiavistello di ferro ben chiuso. Bussano. Nessuna risposta. Chiamano qualcuno all’interno. Nessuna risposta. Controllano sulla loro guida, poi iniziano a battere più forte sul portale, a urlare sempre più forte. Dall’interno nessuna risposta. Si guardano sconsolati. Questo antico maniero è chiuso e nessuno lo aprirà, nonostante le informazioni reperite online e sulla guida cartacea la indichino come una delle bellezze imperdibili della Ciociaria. Tornando verso le loro autovetture, il gruppo incontra due giovani seduti su un muretto e gli chiedono informazioni. I ragazzi non possono che confermargli quello che hanno visto: il castello è chiuso, non ha orari o giorni precisi di apertura ma la possibilità di visitarlo è legata da un po' di tempo esclusivamente alla volontà dell’amministrazione comunale. I visitatori, delusi e forse sconfortati, quasi increduli, dicono ai giovani che non è possibile che una parte del patrimonio storico e artistico del nostro Bel Paese così importante per la Ciociaria non sia sempre aperto al pubblico. Uno dei giovani, nell’ascoltare il racconto del lungo viaggio che li ha portati a Ceccano, decide di accompagnarli in una breve passeggiata per provare a dare un senso alla loro visita alla città fabraterna. Dal castro storico, passando per quelli che fino a pochi anni fa erano dei bellissimi vicoli medioevali, passando per piazza Castello e piazza Municipio in parte deturpate da incomprensibili immagini in cemento stampato, verso il palazzo comunale, quel che rimane della villa comunale, poi la chiesa di S. Nicola e la collegiata di San Giovanni Battista, il Santuario di Santa Maria a Fiume, San Nicola, la Madonna della Pace, San Rocco, San Paolo della Croce, San Pietro Apostolo, l’Hortus Conclusus, il Monumento Naturale Bosco Faito, il bosco Celleta e il Monte Siserno con i loro possibili percorsi naturalistici sullo sfondo, fino alla Badia dei Padri Passionisti. E il fiume che attraversa la città. I visitatori rimangono quasi meravigliati: non immaginavano di trovare in pochi passi tanta storia! Le radici volsche, l'antica Fabrateria Vetus, la contea di Ceccano, le guerre mondiali, tra storie di anarchici, di compositori musicali, di donne e cammini; ma anche una storia operaia, di lavoro, di lotte, di cultura, tra mulini, manufatti per il lavoro del tabacco e fornaci[2], che potrebbero essere tutelati e valorizzati attraverso degli inediti percorsi di archeologia industriale. Al ragazzo, camminando verso Castel Sindici, ultima tappa di questa breve visita della città prima della partenza del gruppo che sta accompagnando, mentre ascolta i commenti di quelle persone gli viene in mente che si potrebbe davvero fare molto per un rilancio sociale e culturale della città, che potrebbe portare col tempo anche benefici economici e lavorativi per Ceccano e i suoi cittadini. Nel parco che abbraccia Castel Sindici, muovendosi tra le numerose varietà di alberi, fiori e piante presenti nel giardino, facendo lo slalom tra staccionate divelte e terreno malmesso, arrivano davanti all’ingresso del Castello. Anche questo chiuso, ma le transenne e i cartelli – insieme a un visibile stato di decadimento – dicono che i motivi di inaccessibilità sono altri. Un luogo che potrebbe essere fatto vivere, magari come museo per i tanti reperti di epoca romana rinvenuti nel corso dei decenni sul territorio comunale oppure come centro studi per la viticoltura legandosi così anche a una delle funzioni che svolgeva in origine l’edificio, lasciato all’incuria del tempo. Eppure, Ceccano potrebbe ripensarsi a partire dalla propria particolare bellezza, in tutte le sue forme: in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo, la bellezza può essere la finestra da cui guardare in modo nuovo a politiche che interessino il nostro territorio a partire da mobilità ecosostenibile, progettazione culturale e tutela del patrimonio storico e artistico, cura dell’ambiente, agricoltura biologica, educazione alla bellezza e economia verde, pensando a realizzare un distretto dell’economia civile[3]. Senza dimenticare le bellezze enogastronomiche! Per Ceccano, così come per le migliaia di comuni italiani sospesi tra un passato che non passa e un futuro che non arriva, la bellezza può rappresentare un investimento sul futuro, quello di un cambiamento all’insegna del benessere collettivo e degli individui, della tutela che renda più vivibile la città, della valorizzazione della creatività, del miglioramento della qualità della vita. In questo senso, la bellezza per Ceccano col tempo potrebbe diventare una possibile fonte di sviluppo economico ecosostenibile e di occupazione durevole, per recuperare le relazioni tra le persone e migliorare la qualità della vita, per salvaguardare l’ambiente e la città tutta.

Mentre il ragazzo finisce di raccontare lo stato di abbandono che vive oggi la sua città – dove pure il teatro comunale ha perso progressivamente la sua funzione, e i luoghi o gli spazi dove poter svolgere attività culturali in ogni forma sono ridotti al lumicino e con modalità di accesso davvero complicate – e di quante iniziative culturali, festival, concerti, spettacoli, invece la vedevano protagonista in passato (con il rischio di essere degradata a periferia per i comuni limitrofi per quel che riguarda servizi o divertimenti, ma pure per la cultura), i visitatori salutano il ragazzo prima di ripartire. E, colpiti dall’aura magica della città che hanno attraversato, con le sue tante piazze in cui immaginare dei palcoscenici naturali per una cultura diffusa sul territorio e nei suoi quartieri da far vivere tutto l’anno e non solo con iniziative estemporanee, lo invitano a non arrendersi al degrado ma ad agire in prima persona e a coinvolgere in questo impegno i cittadini di ogni età del suo comune. Perché la bellezza potrà salvare Ceccano (come ogni frammento del Bel Paese) solo se e quando le donne e gli uomini che la abitano si impegneranno per salvare la bellezza di Ceccano.

Immagine - CECCANO, capitale della cultura (o periferia del futuro)

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[1]Cit. Albert Camus, Taccuini, Bompiani, Milano, 2004, p. 52.

[2]A chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, si consiglia la lettura di un interessante articolo di Maurizio Cerroni su unoetre.it consultabile al link: https://unoetre.it/2020/10/18/la-magia-dei-sassi-che-si-trasformano-in-calce/

[3]Cfr. Luigino Bruni, Stefano Zamagni, Economia civile, Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 101-120.