CECCANO, verso la città dei bambini

28 maggio 2023

di Filippo Cannizzo

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma solo pochi se ne ricordano”[1]

Un anziano signore spinge affannosamente un passeggino che ospita un bambino che si lamenta, forse vuole scendere a camminare sulle sue piccole gambe. Arrivato davanti allo scalino del marciapiede, uno dei tanti senza scivolo presenti sul territorio comunale, una giovane mamma con in braccio una bimba si avvicina per chiedere se ha bisogno di aiuto. Insieme alzano le ruote e fanno arrampicare il passeggino all’ingresso di quel poco che resta della villa comunale. Entrano parlottando quasi sottovoce prima di proseguire ognuno la propria mattinata. Non si conoscono, ma comprendono reciprocamente la condizione l’uno dell’altra. Infatti, in un comune simile, con più di 22 mila abitanti di cui 650 sotto i tre anni d’età, non ci sono asili nido comunali (e i tre privati, nonostante i prezzi, sono al completo e con liste di attesa interminabili), il peso della cura verso i bambini negli orari di lavoro ricade sui nonni per permettere ai genitori di svolgere la loro professione, altrimenti uno dei due è costretto a rinunciare a lavorare – e se per caso il bambino o la bambina ha un genitore solo, i problemi non fanno che aumentare. Nel frattempo, il bambino portato dal nonno piange perché vorrebbe tanto poter scendere dal passeggino per correre un poco nel prato della villa, scivolare giù dallo scivolo o dondolarsi su un’altalena. Ma non può farlo. È vispo, in salute, e la giornata è allietata da un piacevole sole primaverile. Però non può lanciarsi verso il verde perché l’area dedicata ai bambini sembra quasi abbandonata, la vegetazione che li circonda è in gran parte incolta, i giochi divelti e non più utilizzabili, le panchine arrugginite e senza schienali o sedili. Il nonno, trascinando il passeggino lungo le stradine malconce che attraversano la villa, si dirige verso i gradini che segnano l’uscita dal parco e– non essendoci ulteriori aree verdi pubbliche curate o attrezzate decentemente in tutto il territorio comunale – decide di andare insieme al nipotino nell’unica area privata dedicata a bambini così piccoli presente in tutta la città. Qui incontra altre nonni e altri nonni con i nipoti, genitori con i figli, alcune babysitter con dei bambini. Mentre accompagna il nipote su una delle altalene del parco giochi privato, l’uomo ascolta i discorsi che fanno le altre persone che lo circondano. E ci si riconosce. Ma sentir parlare di una ludoteca comunale a Ceccano gli pare veramente un discorso puramente utopistico e non riesce a trattenersi dal parlare. Quindi, facendosi appassionare da una discussione che si sta accendendo a pochi passi da lui, decide di intervenire cominciando a parlare con delle giovani mamme e altri nonni, raccontando della sua infanzia e di quando giocava a pallone nelle strade o quando in tutta la città i bambini potevano giocare liberamente.

Invece, nelle città che abitiamo oggi i bambini hanno perso il loro spazio e il loro tempo. Gli spazi delle bambine e dei bambini, in casa e fuori, in passato erano gli spazi non utilizzati dagli adulti, come i cortili, le scale, le aree non costruite, i parchi, i marciapiedi, le piazze[2]. Nel corso degli anni, la prepotente presenza delle automobili e il pericolo da loro rappresentato, ha reso le strade e le piazze quasi interamente impraticabili per i pedoni. L’assenza di persone che passeggiano, che stanno all’aperto, rende gli spazi urbani pure meno sicuri. La cementificazione e la privatizzazione di quelle che erano delle aree verdi ha ridotto di molto gli spazi pubblici. La somma di queste condizioni negative costringe così i bambini in casa o in luoghi protetti, e sotto la sorveglianza di adulti. Sono nati, perciò, spazi dedicati e specializzati per i bambini come la cameretta in casa o le sale giochi. I bambini giocano fra di loro, intanto che la discussione fra gli adulti si anima. Intervengono spontaneamente pure altre nonne e genitori presenti. Lo sanno bene che gli spazi dedicati ai bambini, sono spazi che rispondono più alle esigenze di sicurezza e di tutela degli adulti che ai bisogni delle bambine e dei bambini. Certamente Ceccano avrebbe bisogno dei servizi minimi per l’infanzia, ludici ed educativi. Ma sarebbe ancora più bello che si cominciasse a ripensare la città stessa, se venisse intesa non solo come una città per i bambini – cosa che nelle condizioni date sarebbe già una piccola rivoluzione – ma si provasse ad immaginare una città dei bambini. Come dicono in molti di quelli che si sono fatti coinvolgere nel dibattito, i bambini dovrebbero essere il riferimento per ogni scelta amministrativa per un motivo davvero molto semplice: una città a misura di bambino è una città a misura di tutte e di tutti. Non è sufficiente semplicemente realizzare iniziative, opportunità, strutture nuove per i bambini, non si tratta solamente di difendere i diritti di una componente sociale debole né di migliorare i servizi per l’infanzia – cose già di per sé stesse di importanza esiziale per un comune. Quello che si dovrebbe fare sarebbe provare ad abbassare l’ottica di una amministrazione comunale fino all’altezza del bambino, per non perdere nessuna delle cittadine e nessuno dei cittadini: significherebbe accettare la diversità che ciascun bambino porta con sé come garanzia di tutte le possibili diversità[3]. Poi, avere almeno un centro storico (o una zona ampia della città) libero dalle autovetture, restituito ai bambini, ai giovani, agli adulti, agli anziani, alle persone in quanto tali, permetterebbe di sognare una città che si offre come spazio di gioco, che diventa “giocabile” a tutte le età e in tutte le condizioni sociali o di salute, non perché moltiplica o migliora gli spazi del gioco, ma perché si offre nello spazio pubblico come spazio per vivere. Essendo ormai arrivata ora di pranzo, salutandosi per tornare ognuno alla propria abitazione, si lasciano condividendo questa idea che potrebbe essere un primo passo per sognare un’altra città possibile, una città dei bambini che è pure una città senza barriere.

Immagine - CECCANO, verso la città dei bambini

[1]Cit. Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Feltrinelli, Milano, 2015 (prima edizione del 1943), p. 76.

[2]Cfr. Francesco Tonucci, La città dei bambini, Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 42 - 63.

[3]Cfr. a cura di Claudio Baraldi e Guido Maggioni, Una città con i bambini, Donzelli, Roma, 2000, pp. 9 - 40.