La Festa Internazionale del Lavoro

01 maggio 2023

di Angelino Loffredi

La Festa del 1° Maggio, o meglio la Festa internazionale del lavoro venne indetta a Parigi nel luglio del 1889, durante il 1° Congresso della Seconda Internazionale. Il principale obbiettivo posto era quello di ottenere la giornata lavorativa di otto ore.

Ricordare gli avvenimenti accaduti a Ceccano durante tali manifestazioni in poche righe è complicato e ovviamente lungo. Mi limito solamente ad indicare il 1912 come anno di inizio di tali manifestazioni, per riconoscere nello stesso tempo che fu anche la più grandiosa ed unitaria manifestazione realizzata nel paese e dintorni. Per saperne di più a tale riguardo propongo di collegarsi a https://www.loffredi.it/ceccano-5-maggio-1912.html

E’ molto utile sapere che solo dal 1969 e fino al 1985 esse furono continue. Inoltre va conosciuto che in tutti questi anni gli organizzatori furono il PCI e il PSI uniti, le amministrazioni comunali in carica, le organizzazioni sindacali e per una volta la DC (1969), il PCI (1971), il Partito dei Comunisti Italiani ( 2004).

Intendo limitarmi a rivivere la 1° iniziativa del dopoguerra, quella del 1945, finora mai raccontata. Lo faccio affidandomi alla mia memoria. La memoria di un bambino che non aveva nemmeno quattro anni. Sono consapevole che le immagini di quel giorno che propongo non si sviluppano in modo coerenti ma a “spezzoni”ed incerte, comunque, mi auguro di raffigurare un essenziale insieme dell’avvenimento e nello stesso tempo mi scuso per le tante informazioni mancanti. Partecipai, ovviamente, perché accompagnai mio padre. Il raduno era sotto quella che oggi è l’Anagrafe comunale. In quei locali, già sede della Casa del Fascio e prima ancora del Comune, il piano terra era occupato dalla sezione del PCI, la stessa era dominato da un grande quadro di Stalin; il primo piano da quella socialista; il secondo era utilizzato come sede dei Reduci.
⁠Era una bella giornata. Non sono in grado di dire chi sia stato l’organizzatore.
⁠Ricordo persone che circolavano con garofani rossi e altre con garofani bianchi in mano o sulla giacchetta. Un amico di mio padre mi dice di portare L’Unità a Lellenzo Masi, futuro sindaco socialista ed io, orgoglioso di farlo, obbedisco. La presenza che più mi incuriosisce è quella di un gruppo di partigiani, forse per il fazzoletto rosso al collo. Fra questi riconosco Lorenzino Angelini e Romolo Battista perché amici di mio padre.
⁠Doveva essere proprio una Festa per il clima fraterno e la gioia che si percepiva. La guerra da qualche giorno era finita, il nazifascismo era stato sconfitto, proprio quel giorno in Germania sulle rive dell’Elba soldati sovietici ed americani fraternizzavano.
⁠Alcuni giorno dopo, preceduto dal suono delle campane, nella Chiesa di San Giovanni si tenne un Te Deum di ringraziamento per la fine della guerra. Fu la prima e l’ultima volta che le bandiere rosse dei comunisti e dei socialisti entrarono in chiesa.

Un secondo frammento di immagini mi porta dentro la Villa Comunale, non ricordo se ci fu il corteo per raggiungerla e se lo stesso fosse accompagnato dalla Banda Musicale.
⁠Nella Villa gli interventi si tennero nella parte superiore, nell’area successivamente utilizzata come arena cinematografica. Non ricordo se si fece uso del microfono e gli interventi furono diversi, anche perché in quel periodo il comune era diretto da una giunta unitaria: Vincenzo Bovieri sindaco, con assessori Pietro Liburdi e Pietro Viola tutti comunisti, vedeva anche la presenza di socialisti, Mario Tiberia vice sindaco e Vincenzo Liburdi e dei democristiani Leonardo Trotta e Filippo Bonanome.

E’ importante fare due precisazioni per ben contestualizzare l’avvenimento: il sindaco, così come previsto dalle procedure del periodo, non era stato eletto dal popolo. Infatti era stato indicato dal Comitato di Liberazione Locale e nominato dal Prefetto di Frosinone. Così anche per gli assessori. L ’altro dato da conoscere riguarda il fatto che la manifestazione non era stata autorizzata né dal Prefetto, né dal Sindaco ma dal Tenente Colonnello J.B. Thornhil , rappresentante in provincia della Commissione Alleata di Controllo che dai suoi uffici nell’Albergo Bellavista di Frosinone, dava tutte le indicazioni necessarie al mantenimento dell’ordine pubblico.
⁠Tale Commissione in Italia rimase attiva fino al 14 dicembre 1947.
⁠Di coloro che intervennero ricordo solo l’avvocato Sancte De Sanctis e Pietro Viola, falegname ed assessore. Viola nel luglio del 1944 era stato fra i fondatori della sezione comunista.
⁠Non ricordo cosa disse l’avvocato, ricordo, invece quello che disse Viola, anche perché successivamente e per un lungo periodo se ne fece tanta eco. Egli per evidenziare i danni procurati dal fascismo e dalla guerra affermò con una mimica efficace che era costretto a vestirsi sia alla romana che all’americana, indicando la giacca regalatagli dalla sorella romana e i pantaloni inviatogli da uno zio americano.
⁠Parole semplici e che proprio per questo potevano essere facilmente riproposte da e a chiunque.

Non posso dimenticare di scrivere che nel 1946 invece non ci fu nessuna manifestazione perché le sezioni comuniste e socialiste entrarono in rotta di collisione per drammatiche motivazioni. Ma questa è un’altra storia.